Il Castello di Melfi, una delle fortificazioni medievali più importanti e meglio conservate del Sud Italia, si trova in una posizione strategica per il controllo delle vie di comunicazione tra Campania, Puglia Basilicata.
Il castello fu costruito intorno all’anno 1050 dai Normanni, per volere di Guglielmo Braccio di Ferro, primo conte normanno di Puglia.
La fortezza fu realizzata su strutture preesistenti bizantine e longobarde, e, inizialmente, serviva come centro militare e amministrativo. Nel 1059 vi si tenne un Concilio ecclesiastico convocato da papa Niccolò II: in quell’occasione, Roberto il Guiscardo fu riconosciuto duca di Puglia, Calabria e Sicilia.
In epoca sveva il castello fu ampliato e trasformato da Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero, il quale ne fece una delle sue residenze imperiali preferite. Nel 1231, al suo interno, promulgò le Costituzioni di Melfi (Liber Augustalis), un codice legislativo innovativo per il Regno di Sicilia.
In epoca angioina (XIV secolo), passato sotto il dominio dei Francesi d’Angiò, il castello fu ulteriormente fortificato.
In seguito gli Aragonesi, sovrani del Regno di Napoli (XV secolo), trasformarono il castello in una fortezza militare con bastioni e mura rinforzate. Furono costruite nuove torri poligonali, come la “Torre dell’Imperatrice”.
In epoca feudale e moderna (XVI-XIX secolo) il castello passò nelle mani di diverse famiglie nobili, tra cui i Caracciolo, che lo trasformarono in una residenza signorile. Fu modificato internamente con l’aggiunta di ambienti residenziali più confortevoli e decorati.
Subì gravi danni durante il terremoto del 1851, che colpì Melfi e gran parte della Basilicata. A partire dagli anni ‘60 del Novecento, furono avviati importanti lavori di restauro.
Oggi il castello, mantiene l’originale pianta irregolare e conta 10 torri, alcune a base quadrata (normanne) e altre poligonali (angioine-aragonesi): tra le torri, la Torre Normanna è la più antica, la Torre dell’Orologio e la Torre del Leone risalgono invece al periodo aragonese.
All’interno si trovano cortili, ambienti residenziali, sotterranei e le ricche sale del Museo Archeologico Pallottino, fiore all’occhiello dei musei archeologici italiani.