La festa dello Spirito Santo

Il 22 marzo 1528, Ser Gianni III Caracciolo con 1.500 soldati torna da Lucera, dove l’esercito imperiale al comando di Filiberto di Chalons, Principe di Orange, ha avuto un primo scontro contro i francesi e le truppe mercenarie delle bande nere.

Le truppe del Visconte di Lautrec hanno superato l’Ofanto e si sono accampate a Leonessa per poi sopraggiungere sotto le mura di Melfi.

Dopo un primo bombardamento, che apre una piccola breccia nelle mura, soldati guasconi e le bande nere si lanciano all’arma bianca, disobbedendo agli ordini dei capitani, ma vengono respinti dai colpi di archibugio dei difensori lasciando sul campo diversi caduti. La crepa, infatti, è troppo piccola e gli assalitori che vi si infilano vengono trucidati. Muoiono circa cento tra mercenari delle bande nere e guasconi, insieme con alcuni capitani. A sera un secondo assalto fallisce. La notte i francesi si ritirano, per tornare con più uomini e cannoni all’alba del giorno dopo.

È l’alba del giorno successivo. Le truppe del Visconte di Lautrec sopraggiungono sotto le mura di Melfi con oltre 3.000 fanti armati di archibugi e bombarde di Pedro Navarro, insieme a mercenari fiorentini delle “bande nere” guidati da Orazio Baglioni, aprendo una lunga breccia nelle mura della città. Dopo i primi scontri, i difensori (le truppe di Ser Gianni III Caracciolo) chiusi tra il tumulto popolare e l’assalto esterno, decidono di abbandonare la difesa e rifugiarsi nella ridotta del castello.

Solo il popolo rimane a difendere la città. L’eroico tagliaboschi “ronca” battista cerone si oppone da solo all’assalto dei nemici, nel varco delle mura, ma viene sopraffatto. Gli assedianti riescono così a passare le mura ed entrare in città. Inizia il saccheggio: è la “pasqua di sangue”.

Gli scontri proseguono nelle vie cittadine, fino all’assedio del castello, dove il Principe Caracciolo è rinchiuso con i soldati superstiti. Alla fine, anche il castello cede e viene conquistato. Il principe si arrende alle soverchianti forze nemiche.

Durante la notte i superstiti della pasqua di sangue trovano rifugio in montagna, presso la cripta rupestre dello spirito santo. Secondo la tradizione, la liberazione della città avverrà circa due mesi dopo. Nel giorno di pentecoste le truppe imperiali guidate dal viceré Hugo de Moncada, dopo aver difeso vittoriosamente Napoli, entrano a Melfi.

Tre anni dopo l’imperatore Carlo V assegna il principato di Melfi ad Andrea Doria, per l’aiuto concesso dalla sua flotta genovese durante l’assedio di Napoli. Il giuramento della città ai Doria, attraverso il sindaco, avviene nelle mani del cardinale Girolamo Doria, che assume il titolo di principe di Melfi per conto di marcantonio del carretto, figlio adottivo di Andrea Doria.