Gli ingressi della città, crocevia di cultura

Il centro storico di Melfi è completamente circondato da mura, principalmente costruite dai Normanni, che si estendono per oltre quattro chilometri. Questa fortificazione rappresenta uno dei rari esempi di difesa nel sud Italia. La costruzione delle mura si sviluppò attraverso diverse fasi storiche, comprendendo periodi bizantini, normanni, svevi e aragonesi. Le ultime modifiche strutturali furono apportate nel Trecento da Niccolò Acciaiuoli e nel Quattrocento da Sergianni II Giovanni Caracciolo, secondo duca di Melfi, che realizzò l’assetto attuale per rafforzare la difesa contro le artiglierie nemiche. Gli assedi e i terremoti hanno reso necessari numerosi restauri, con il sisma del 1930 che ha gravemente danneggiato la struttura muraria.

 Porta Venosina
Risalente all’epoca sveva, è l’unica porta che si è conservata in buono stato ed è stata costruita lungo il vecchio percorso verso Venosa e la via Appia. A destra dell’ingresso si trova lo stemma di Melfi, mentre a sinistra quello dei Caracciolo, che nel tardo Quattrocento restaurarono le mura. Federico II fece installare una lapide celebrativa della gloria della città, poi sostituita da Sergianni II Giovanni Caracciolo, secondo duca di Melfi, con un’iscrizione ancora visibile ma ormai illeggibile. L’arco ogivale è di origine sveva, mentre la torre cilindrica fu aggiunta nel Quattrocento dai Caracciolo.

Porta Calcinaia 
Era la porta più vicina al castello e collegava la zona artigianale, dove si lavoravano calce e argilla (da cui il nome), al centro storico e all’attuale via Normanni, che ancora oggi porta al Castello. In origine, la porta era parallela alla cinta muraria, come testimoniato in numerosi disegni storici.
Dopo il terremoto del 1851, la porta fu ricostruita in dimensioni maggiori e con una posizione trasversale rispetto alla muratura originaria. Collassata a causa del terremoto del 1930, la porta è stata ricostruita nel marzo 2021, cercando di riprodurre la versione tardo-ottocentesca, con la realizzazione di un grande portale ad arco pieno in pietra calcarea, materiale che si discosta dal tipico tessuto lapideo vulcanico delle mura medievali circostanti.

Porta Troiana
Spesso erroneamente associata a Troiano Caracciolo, primo duca di Melfi nel XV secolo, in realtà prendeva il nome dalla via verso Troia, città bizantina, fortificata nel 1018 da Basilio Boioannes insieme a Melfi. Le due città costituivano le principali difese di un lungo vallo che separava i territori imperiali da quelli longobardi. Oggi di questa porta rimangono solo il varco nelle mura e i ruderi dei contrafforti adiacenti.

Porta Bagno
Si trovava alla fine di via Nitti, prima dell’inizio di via Bagno, vicino all’incrocio con Vico Pendino. Nonostante fosse l’ingresso principale della città, non è rimasta alcuna traccia di questa struttura. Venne demolita nel 1851, dopo il terremoto, sebbene non avesse subito danni evidenti. Sull’architrave della porta era presente una lapide con un’incisione che invocava San Michele Arcangelo per la protezione della città e delle sue mura.

Porta S. Antolino
Si trova al termine orientale dell’omonima strada, attualmente presente, è stata murata ma l’arco è ancora visibile.

Porta S. Agostino
Ad oggi risulta difficile inquadrarne la storia in quanto non ben identificabile.

Porta Venosina
Porta Venosina